L'eredità

Una memoria che cammina

Dalla foiba di Rocca Busambra ai funerali di Stato, fino alle cooperative che producono legalità sui terreni confiscati ai suoi assassini.

I funerali di Stato

Lo Stato italiano impiegò sessantaquattro anni per seppellire Placido Rizzotto. Non perché non sapesse. Sapeva. Carlo Alberto Dalla Chiesa aveva identificato i colpevoli nel 1950, scritto un rapporto, consegnato le prove. Ma il sistema di coperture reggeva, e Placido restava ufficialmente un disperso — come se fosse evaporato.

Il 16 marzo 2012 il Consiglio dei Ministri approvò i funerali di Stato. Il 24 maggio, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano venne a Corleone. Venne lui, fisicamente, in quella città che per mezzo secolo aveva significato nel mondo intero una sola cosa: Riina, Provenzano, la mafia. Venne a rendere omaggio a un uomo che aveva sfidato quella mafia con una bandiera rossa all'alba e le mani nude.

Napolitano parlò di un "sacrificio che ha dato i suoi frutti". Il nipote di Placido gridò dall'altare: "Non passi mai più la mafia." Sessantaquattro anni di attesa, in un'unica frase.

«I Funerali di Stato di Placido Rizzotto» — CGIL Camera del Lavoro. Corleone, 24 maggio 2012. 64 anni dopo, i resti di Placido tornano alla luce grazie a due instancabili poliziotti.

Placido Rizzotto è uno dei 1.117 nomi letti ogni 21 marzo in tutta Italia.

Ogni anno, il primo giorno di primavera, Libera legge ad alta voce i nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie. Un rosario civile che dura ore.

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Libera Terra: la terra restituita

L'impatto di Placido Rizzotto non si esaurisce nella cronaca o nella commemorazione. La sua visione di una terra liberata dallo sfruttamento ha trovato applicazione concreta nelle moderne politiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia.

Nel 2001, nell'Alto Belice Corleonese, nacque la prima cooperativa agricola a marchio "Libera Terra", intitolata proprio a Placido Rizzotto. Questa iniziativa coltiva in regime biologico centinaia di ettari di terreni confiscati ai boss della mafia corleonese — tra cui quelli appartenuti a Salvatore Riina e Bernardo Provenzano — dimostrando che la legalità può essere un volano economico superiore a quello criminale. Lo slogan delle antiche battaglie di Placido — «la terra a chi la lavora» — è oggi realtà.

I prodotti a nome di Rizzotto — vino, pasta, conserve — viaggiano oggi in tutto il mondo portando un messaggio di riscatto e dignità.

L'Osservatorio Placido Rizzotto

La FLAI CGIL ha istituito l'Osservatorio Placido Rizzotto, che compila rapporti periodici sul fenomeno del caporalato e delle agromafie. Questo organismo continua idealmente la battaglia di Placido, monitorando le nuove forme di schiavitù agricola che colpiscono oggi braccianti italiani e migranti.

Il fenomeno del caporalato — il reclutamento illegale di manodopera agricola attraverso intermediari che sfruttano i lavoratori — è la forma moderna di quel sistema di soprusi che Rizzotto combatté con la vita. L'Osservatorio mantiene alta la guardia contro questo sistema, che pur mutando forme, tenta costantemente di riaffermarsi nelle campagne italiane.

La minaccia oggi: i numeri

La filiera agroalimentare legale italiana vale 620 miliardi di euro con esportazioni record a 69,1 miliardi nel 2024. Ma a fronte di questa ricchezza, la criminalità organizzata ha raddoppiato il proprio giro d'affari in poco più di un decennio.

25,2 Mld€ Fatturato stimato delle agromafie (2024)
120 Mld€ Giro d'affari dell'Italian sounding e falso Made in Italy
7 € Su 100 € spesi dal consumatore, quanto resta all'agricoltore per i prodotti freschi
1,5 € Su 100 € per i prodotti trasformati

Colonizzazione delle terre

La grande novità evidenziata dal Rapporto è che le organizzazioni criminali non si limitano più a controllare gli anelli intermedi della filiera (trasporto, mercati, grande distribuzione), ma stanno acquisendo direttamente terre e aziende agricole. Dispongono di immensa liquidità e la usano per offrire prestiti a usura ad agricoltori in crisi — esclusi dal credito bancario — per poi appropriarsi delle loro imprese e riciclarvi denaro sporco. Il fenomeno permea tutto il Paese: molte province del Nord e del Centro mostrano un indice di permeabilità alle agromafie molto alto.

Caporalato transnazionale e cooperative spurie

Il Rapporto denuncia l'emergere di un caporalato transnazionale: reti illecite che gestiscono in modo integrato i viaggi dei migranti (soprattutto da India, Bangladesh e Africa), il loro inserimento nel lavoro agricolo e il loro sfruttamento, aggirando i decreti flussi. I braccianti, indebitati per il viaggio, vengono ridotti in semi-schiavitù. Nel Nord Italia (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna) il fenomeno si mimetizza dietro cooperative spurie: finte cooperative che forniscono manodopera in appalto, pagano meno del dovuto e spariscono dopo un paio d'anni.

Fondi UE e cybercrime

Le mafie (Cosa Nostra, 'Ndrangheta, mafia garganica) si infiltrano nei sussidi agricoli europei (PAC, fondi AGEA) tramite false attestazioni e funzionari compiacenti. Sul fronte digitale, attacchi ransomware bloccano filiere alimentari per riscatti in criptovalute, mentre il cyberlaundering e la contraffazione online di prodotti DOP e IGP rappresentano le nuove frontiere del crimine agroalimentare.

Agromafie — 8° Rapporto sui Crimini Agroalimentari in Italia Osservatorio sulla Criminalità nell'Agricoltura · Coldiretti & Eurispes · PDF, 8 MB

Come la sua storia continua

Cooperativa Libera Terra

Gestione agricola di terreni confiscati alla mafia nell'Alto Belice Corleonese. Produzione biologica certificata, lavoro dignitoso, sviluppo economico legale.

Osservatorio FLAI-CGIL

Monitoraggio del caporalato e analisi delle agromafie moderne. Rapporti periodici che documentano lo sfruttamento nelle campagne italiane.

Fondazione Placido Rizzotto

Promozione della cultura della legalità, tutela dei diritti dei lavoratori e diffusione della storia di Placido nelle scuole e nella società civile.

Produzioni culturali

Film, libri e documentari che raccontano la vicenda al grande pubblico — tra cui il film di Pasquale Scimeca — mantengono viva la memoria collettiva.